giovedì 21 agosto 2014

Amanohashidate 天橋立

Il ponte verso il paradiso, traduzione del nome di questa località molto particolare situata nella prefettura di Kyoto, sulla costa bagnata dal mar del Giappone.





E' tra i 3 panorami più famosi del Giappone (assieme a Matsushima e Itsukushima) proprio grazie a questa linea di sabbia naturale che collega una parte del golfo all'altra.

Da Kyoto ci vogliono 3 orette via treno, se si vuole risparmiare prendendo i treni locali (cambiando 2 volte), e, per risparmiare ulteriormente ed arrivare presto, abbiamo preso il treno delle 6.30, con annesso appuntamento alle 6 alla stazione di Kyoto... il tragitto in bicicletta all'alba tra le strade di Kyoto, pero', ci ha ripagato della fatica di dormire solo 2 ore la notte (almeno io, Mimmo non ha chiuso occhio :D )





Dopo una colazione a base di udon e vongole, arriviamo subito nel paese, approdiamo sulla lingua di terra coperta di pini e cominciamo il percorso tra gli alberi, fermandoci ogni tanto per osservare la spiaggia (con i giappo in t-shirt in mare) e i vari tempietti qua e la... 







Dopo pochi km il ponte di sabbia ci riporta sulla costa, dove il paese, interrotto dal mare, ricomincia come se niente fosse.
Una seggiovia ci condurrà sul monte da dove é possibile ammirare tutto il panorama... ma prima di quella, anche questa piccola località non delude le aspettative di noi amanti dei dettagli, degli scorci e delle piccole cose impregnate di giapponesita'.









In cima... ci godiamo il paesaggio, il meritato relax, e io il mio "caffe' " evita - papagna.






La foto più bella del giorno pero' l'ho scattata per caso, fotografando la gente in mare:




miss maglietta bagnata 2016!

domenica 27 luglio 2014

宇治 (Uji)

始めて日本語で書いてみる、それでやさしくしてください。。
宇治は、京都から15分電車で、日本のいろいろな町のようなきれいな場所だと思う、道、家、ビル、景色、植物、全部は完璧にみえる。











この写真によると、宇治の経験十分によかったそうだけど、台湾のおかげでその経験はもっとよくなった!もちろん、せんぱいカさんが中国人だけど、かれのやさしさは台湾人のみたい。台湾に私の予定とゆめを送ろうと思っている。行ってみましょう!
今日の友達、ありがとう!もっともっと林、ありがとう!またスターバックスで、また台湾でも :D





sabato 7 giugno 2014

変な 気持ち . . . strane sensazioni

La cosa più bella dell'estate è camminare la notte, godersi il fresco dell'aria, il profumo delle piante nel pieno del rigoglio e il silenzio della strada.
La goduria raddoppia se hai la fortuna di vivere in Giappone: lo stato delle strade è praticamente perfetto, asfalto, marciapiede... le piante e i fiori convivono quasi armoniosamente con il legno e/o il cemento delle costruzioni umane... 
la microcriminalità è praticamente inesistente, le donne, di ritorno a casa dopo una nottata fuori, camminano tranquillamente per le stradine buie con gonna e tacchi alle 3 di notte, anche in una metropoli come Osaka, e non è raro vedere bici da corsa del valore di migliaia di euro lasciate parcheggiate sul marciapiede senza catena.
Chi non ha mai fatto esperienza del Giappone, difficilmente può comprendere le sensazioni che può offrire.
Io ci sono abituato, infatti oggi la mia "strana sensazione" dipende da altro, da un evento che ti fa piombare nella "cazzo kimochi", come si dice da queste parti... ovvero quando dici "ma cazzo...!!"

Ma oggi i fatti miei me li tengo miei. Ma queste foto le voglio condividere:







Distributore di birra e sake


mercoledì 4 giugno 2014

La consapevolezza di un addio

Il Giappone non c'entra, difficilmente dirò addio a questo paese prima del mio viaggio agli inferi, o paradiso, che dir si voglia... 

Stavolta uso il blog per liberare uno sfogo troppo grande da rinchiudere nel mio fegato, già troppo gonfio di inutili pensieri.
Forse non a tutti è capitato (per fortuna) di vivere una sensazione a dir poco surreale, ovvero quella di dover ammettere a a se stessi che non c'è più nulla da fare, non c'è più alcuna strada se non quella dell'abbandono della persona che si ama.

La morte di un caro può far vivere sensazioni simili, ma in questo caso mi riferisco al momento in cui si è costretti ad interrompere improvvisamente una relazione nel pieno dell'amore, della passione, senza il volere di nessuna delle due parti ma solo per causa esterna.
Nella testa corre un pensiero senza trovare una via d'uscita, la strada è ostruita da un muro immenso, non è come al solito in cui, in momenti di ansia, il cervello riesce ad elaborare le possibili soluzioni... no, la mente è come bloccata, pare surreale che di una cosa in quel momento tanto importante, tanto vitale, si debba far a meno. 
La vista si oscura, il corpo si agita, in testa risuona il pensiero "ma come è possibile, no non è possibile, e ora? No no..." fino al momento in cui, per uscire da questa situazione, il corpo ci impone di piangere.

La prima volta mi accadde quando abbandonai Milano, nella mia casa in China Town.
La seconda volta, ancora la China colpevole, ma senza Town.
Suzhou, 14 anni dopo il 2000, o 4 anni dopo il 2010, insomma il 4 maggio 2014. Ora 1.00 circa, dopo un lungo banchetto d'amore, benché lontani dall'essere sazi decidiamo di lasciare l'appartamento per sperare di trovare un taxi nel cuore della notte. Non posso permettermi di fare pazzie dato che l'aereo per Osaka sarebbe partito la mattina successiva. Fa freschetto, io solo con un maglione, lei in vestaglia, passiamo gli ultimi istanti insieme proteggendoci l'un l'altro dal vento. Arriva il taxi, lei spiega l'indirizzo del mio albergo al taxista, dopodiché mi bacia e mi saluta come se dovessi tornare da lei 2 settimane dopo.

Qualche giorno dopo, sono (solo) nel mio letto Kyotese quando capisco che quell'immagine che ho di lei, in piedi a seguire con lo sguardo il mio taxi che si allontanava, sarebbe stata probabilmente l'ultima. La sensazione di impotenza di fronte ad un addio immaturo.

venerdì 16 maggio 2014

車内での cazzeggio, ovvero video random in treno

Oggi sono andato ad Osaka col treno, ma, poiché avevo tempo da perdere prima dell'appuntamento, ho preso il treno "locale" (quello che si fa tutte le fermate da Kyoto ad Osaka Umeda) e mi sono comportato da vero e proprio turista  外人 che fotografa e filma ogni cosa... qui condivido una noiosa fermata nella stazione di Takatsuki-shi.


E non può mancare la gente che dorme, un must nei treni giapponesi.



venerdì 9 maggio 2014

Ho tradito il Giappone

con il paese del celeste impero.
O meglio sono tornato assieme a lei, dopo averla tradito con il Giappone, poiché già ho vissuto 2 anni nella China-town milanese.
Fatto sta che, mentre i miei amici durante le vacanze del "golden week" se ne andavano a Kobe, o a Tokyo, o verso il sud del Giappone... io partivo per Suzhou.
E vi ho lasciato il cuore.

I momenti che ricordo maggiormente in questo ennesimo viaggio (stranamente andato liscio, senza imprevisti come accadde negli ultimi 2) sono:

In metro a Shanghai, la ragazza con le lacrime agli occhi offesa a morte col fidanzato a cui non rivolge lo sguardo, nega ogni contatto fisico e siede affianco senza rivolgere parola. Finalmente assisto ad un comportamento da "donna", dato che in Giappone sembra che esse abbiano in ogni momento un atteggiamento accomodante e che assecondino costantemente l'uomo.

Primo giorno, hotel a pochi km dall'aeroporto, in piena zona rurale. E' mezzanotte, poiché sono affamato esco dall'albergo e mi avventuro alla ricerca di un luogo dove mangiare... per fortuna, in mezzo a campi e strade a scorrimento veloce, trovo un chioschetto che vende noodles. Appena entro, chi lo gestisce, un ragazzo e una ragazza, rimane impressionato a mo' di atterraggio di UFO e mi si chiede di fare una foto in loro compagnia... manco Marlon Brando! 
Il tipo poi mi prepara davanti agli occhi i manicaretti a partire dall'impasto, con quel procedimento manuale a cui si può assistere solo nei canali national geographic. 14 yuan (1 euro e 60 circa) noodles con carne e peperoni, buonissimi! Ma non riesco a finirli perché troppi e soprattutto piccantissimi.

Prima alba, 4.30 del mattino, mi sveglio perché il personale dell'hotel e i clienti iniziano ad urlare e fumare (sembra di rivivere il Vietnam) e, anche per merito dell'eccitazione da viaggio, non prendo più sonno. Apro la finestra e assisto allo spettacolo delle prime luci pre-sorgere del sole, le campagne cinesi che piano piano si schiariscono. Bevo il mio caffè in lattina mentre guardo una imbarazzante fiction cinese in TV, doccia e via verso l'avventura.

Suzhou, la città vecchia che si è riuscita a salvare dalla colata di cemento e di modernità.










E la parte nuova, grattacieli e moderno ma con un imprevedibile rispetto dell'ambiente e del verde. La zona industriale e residenziale è coperta di verde, è circondata da canali ed affaccia su 2 grandi laghi dall'acqua limpida. 







La gente è calda, diretta, rumorosa, amichevole, furba, sincera. Ciò che hanno da dirti te lo dicono senza veli, senza giapponesi formalità. Non sono educati come i nipponici, ma il loro fare mi mette a mio agio, mi sento meno solo e più vivo. 



Il cibo. Sinceramente quello giapponese è migliore, nella mia personale classifica mondiale lo posiziono al 2° gradino, ma subito dopo metterei quello cinese. Assaggio ogni tipo di noodle, in brodo o no, mi hanno offerto l'hot pot, ovvero un pentolone dove far cuocere tutti gli ingredienti che preferisco e condirli con salse cinesi agrodolci o a base di soia, e mi hanno preparato piatti come quelli nella foto qui sotto. Ho anche l'onore di cucinare una pasta ai pomodorini in una cucina cinese... con molto successo ;)

Homemade dinner

Lei.