E' inutile parlare di luci, regali, atmosfera natalizia e bla bla in un paese dove il natale non è per niente quello che intendiamo noi.
Non sono stato a Tokyo, ma tra Kyoto e Osaka, girando per le strade più affollate, non ho notato nessun addobbo e gioco di luce stravagante che possa superare in bellezza le nostre città... anzi forse a Salerno sono più attrezzati in quel senso ;)
A parte questo, per la prima volta in 26 anni non avverto l'atmosfera natalizia.
Difficile sentirla quando ti trovi a 10.000 km dal tuo paese natale (appunto), ancor di più quando per i giapponesi il Natale è una semplice festa commerciale (come da noi, per carità) che usano come scusa per fare shopping, cenare fuori e ubriacarsi... per il resto una giornata qualunque, tutti lavorano, gli uffici sono aperti, i ragazzi vanno a scuola, e così via. Ammetto che mi ha fatto una sensazione strana lasciare i miei amici giapponesi la sera del 24 mentre dicevano "io vado che domani devo lavorare...", o ancora vedere il 25 i bambini delle elementari in tenuta scolastica...
L'unica tradizione associata a questa festa è cenare fuori con il/la fidanzata, o con gli amici se si è single.
Per questo è molto più natalizio un gatto che guarda fuori dalla finestra rispetto a delle luminarie messe tanto per far scena.
Tralasciando la poca "poeticità" del natale giapponese, ho comunque passato 2 giornate molto piacevoli: mini festino della vigilia con compagni di scuola e ospiti autoctoni, immerso in giochi stile liceali e liquore alla prugna, e l'indispensabile compagnia della mia amica e compagna di avventura italiana, che domani parte lasciandomi in mezzo a svedesi e altri miscugli europei pazzi (con affetto ovviamenDe ;) ) e giapponesi con la sindrome del bipolarismo.
Con lei ho condiviso il pranzo della vigilia (del sushi al tonno e wasabi comprato al supermercato e mangiato sotto la pensilina degli autobus), e la cena di natale a base di ramen, che potete ammirare qui sotto:
Cena consumata in questa tradizionale ed accogliente bettola stile manga:
Ovviamente non poteva mancare il dolcetto tipico, dalla consistenza gommogelatinosa che onestamente non sono riuscito a mangiare...
Il tutto circondati da fini e poco appariscenti ragazze della movida kyotana (lo so che sembrano ciò che pensate, ma non lo sono... in giro c'era di peggio, o se volete di meglio) e da ubriachi che barcollano e gridano suoni senza senso.
Mentre eravamo seduti accanto a questo suggestivo canale.
Questo il mio "natale"... vedremo quello dell'anno prossimo come andrà!
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mercoledì 25 dicembre 2013
mercoledì 4 dicembre 2013
La politica in Giappone
Premettendo che non conosco alla perfezione il sistema politico giapponese nel suo complesso (regole, regolamenti, processi legislativi, diversi poteri e bla bla), quello che scrivo segue solo le mie esperienze dirette avute in Giappone, studi relativi alla tesi e leggendo vari libri più o meno di carattere storico.
Dal secondo dopoguerra ad oggi, in pratica da quando l'imperatore ha perso il suo potere esecutivo ed è diventato solo "simbolo", la maggioranza del parlamento è appartenuta quasi esclusivamente al partito liberale, la destra giapponese, con la sola eccezione del biennio 2010-2012 (gli anni dello tsunami e della crisi energetica ed economica).
Ognuno di noi associa il Giappone all'efficienza tecnica-economica e all'organizzazione dettagliata di qualunque cosa, ed infatti proprio questo l'ha condotto al terzo posto nella classifica mondiale dei paesi più ricchi (economicamente), superata solo da pochi anni dalla (poco civile) Cina.
Facendo un paragone con l'Italia, nel paese del sol levante ogni tipo di servizio funziona perfettamente, come un ingranaggio ben oliato, tutto veloce ed indolore:
le poste, gli uffici comunali, le banche, mai fila. Chiedi e ti viene dato e spiegato dettagliatamente (con fogli contenenti istruzioni anche in inglese). Negli uffici esistono le signorine che ti accolgono e ti indirizzano in base alle tue esigenze. C'è un numero di assistenza per qualunque cosa con la ragazza dall'altro lato della cornetta che ti risponde dopo 0,8 secondi e parla anche inglese.
La burocrazia non è quella cosa che fa venire la febbre al sol pensiero. Ed è normale se si pensa che è proprio nel DNA del giapponese la maniacale pianificazione di ogni cosa (come scrissi tempo fa).
Ovviamente ciò è possibile anche perché non esiste il concetto di evasione del fisco (ma era scontato...) ed ovviamente le aliquote fiscali sono significativamente inferiori alle nostre, le bollette, nonostante la crisi energetica post Fukushima, molto basse;
il gas, 100% importato dall'estero (e sottoposto a processi costosi di rigassificazione bla bla...) è caro sì ma non come in Italia, come mai? Ah si giusto, da noi ci fu l'accordo per interessi personali tra il signor B e il dittatore Putin, sulle spalle degli italiani.
Insomma il Giappone sembra il paese delle meraviglie se confrontato al bel paese. Eppure qui i giochi e la spartizione del potere avvengono quasi più che in Italia.
Le cariche politiche più importanti sono legate ai poteri forti economici da solidi rapporti collusivi, in modo da proteggere i propri interessi da ambo i lati.
Non credo ci sia bisogno di dimostrare come si regge questo meccanismo, lo sappiamo perché siamo italiani. La differenza è loro non esagerano, distribuiscono la ricchezza tra i cittadini e il "surplus" se lo magnano tra di loro, senza troppe ripercussioni sulla società e il funzionamento del paese.
molti ne sono a conoscenza, almeno quelli più intelligenti, ma si limitano a non votare o a votare il meno peggio... pochi manifestano, come avviene ultimamente in seguito ad una legge molto di destra (per non dire fascista) che limita notevolmente la libertà di stampa, che, quest'ultima, in seguito alle vicende di Fukushima ha iniziato a "rompere le palle" indagando sugli accordi segreti del paese:
http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Asia%20e%20Oceania/PIANETA-GIAPPONE/2013/11/carrer-liberta-stampa/libertastampa.php
Infatti dopo Fukushima, una commissione indipendente investigativa (The official report of the Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission) ha rivelato ai cittadini e al mondo che l'incidente ai reattori nucleari è colpa dell'uomo, non della natura, poiché la TEPCo (proprietaria dell'impianto) non volle adeguarsi ai nuovi regolamenti internazionali sulla sicurezza nucleare (che peraltro prevedevano barriere anti tsunami più alte di quelle già presenti), con la benevolenza dell'organo di sicurezza nucleare del paese e di parte del mondo politico. E successe l'impensabile.
La massa, invece, non se ne cura di tutto ciò, sanno che il paese funziona, l'economia è stabile, e preferiscono seguire la loro routine lavoro, birra, pachinko e tette, manga, casa, TV demenziale e mogliettina accondiscendente (o, dal lato della donna, marito pigro e viziato).
Dal secondo dopoguerra ad oggi, in pratica da quando l'imperatore ha perso il suo potere esecutivo ed è diventato solo "simbolo", la maggioranza del parlamento è appartenuta quasi esclusivamente al partito liberale, la destra giapponese, con la sola eccezione del biennio 2010-2012 (gli anni dello tsunami e della crisi energetica ed economica).
Ognuno di noi associa il Giappone all'efficienza tecnica-economica e all'organizzazione dettagliata di qualunque cosa, ed infatti proprio questo l'ha condotto al terzo posto nella classifica mondiale dei paesi più ricchi (economicamente), superata solo da pochi anni dalla (poco civile) Cina.
Facendo un paragone con l'Italia, nel paese del sol levante ogni tipo di servizio funziona perfettamente, come un ingranaggio ben oliato, tutto veloce ed indolore:
le poste, gli uffici comunali, le banche, mai fila. Chiedi e ti viene dato e spiegato dettagliatamente (con fogli contenenti istruzioni anche in inglese). Negli uffici esistono le signorine che ti accolgono e ti indirizzano in base alle tue esigenze. C'è un numero di assistenza per qualunque cosa con la ragazza dall'altro lato della cornetta che ti risponde dopo 0,8 secondi e parla anche inglese.
La burocrazia non è quella cosa che fa venire la febbre al sol pensiero. Ed è normale se si pensa che è proprio nel DNA del giapponese la maniacale pianificazione di ogni cosa (come scrissi tempo fa).
Ovviamente ciò è possibile anche perché non esiste il concetto di evasione del fisco (ma era scontato...) ed ovviamente le aliquote fiscali sono significativamente inferiori alle nostre, le bollette, nonostante la crisi energetica post Fukushima, molto basse;
il gas, 100% importato dall'estero (e sottoposto a processi costosi di rigassificazione bla bla...) è caro sì ma non come in Italia, come mai? Ah si giusto, da noi ci fu l'accordo per interessi personali tra il signor B e il dittatore Putin, sulle spalle degli italiani.
Insomma il Giappone sembra il paese delle meraviglie se confrontato al bel paese. Eppure qui i giochi e la spartizione del potere avvengono quasi più che in Italia.
Le cariche politiche più importanti sono legate ai poteri forti economici da solidi rapporti collusivi, in modo da proteggere i propri interessi da ambo i lati.
Non credo ci sia bisogno di dimostrare come si regge questo meccanismo, lo sappiamo perché siamo italiani. La differenza è loro non esagerano, distribuiscono la ricchezza tra i cittadini e il "surplus" se lo magnano tra di loro, senza troppe ripercussioni sulla società e il funzionamento del paese.
molti ne sono a conoscenza, almeno quelli più intelligenti, ma si limitano a non votare o a votare il meno peggio... pochi manifestano, come avviene ultimamente in seguito ad una legge molto di destra (per non dire fascista) che limita notevolmente la libertà di stampa, che, quest'ultima, in seguito alle vicende di Fukushima ha iniziato a "rompere le palle" indagando sugli accordi segreti del paese:
http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Asia%20e%20Oceania/PIANETA-GIAPPONE/2013/11/carrer-liberta-stampa/libertastampa.php
Infatti dopo Fukushima, una commissione indipendente investigativa (The official report of the Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission) ha rivelato ai cittadini e al mondo che l'incidente ai reattori nucleari è colpa dell'uomo, non della natura, poiché la TEPCo (proprietaria dell'impianto) non volle adeguarsi ai nuovi regolamenti internazionali sulla sicurezza nucleare (che peraltro prevedevano barriere anti tsunami più alte di quelle già presenti), con la benevolenza dell'organo di sicurezza nucleare del paese e di parte del mondo politico. E successe l'impensabile.
La massa, invece, non se ne cura di tutto ciò, sanno che il paese funziona, l'economia è stabile, e preferiscono seguire la loro routine lavoro, birra, pachinko e tette, manga, casa, TV demenziale e mogliettina accondiscendente (o, dal lato della donna, marito pigro e viziato).
venerdì 22 novembre 2013
I giapponesi e la pianificazione
Non esiste un giapponese senza un programma dettagliato della propria giornata, settimana, mese, e via dicendo. Dal lavoro alla vita privata, tutto segue un certo ordine.
Lo si nota subito soprattutto se si usano i trasporti (bus-treno...), il concetto di ritardo non esiste.
Prendendo ad esempio il trasporto ferroviario (sviluppatissimo in tutto il paese, con linee locali, intercity e alta velocità efficientissime), si riesce a cogliere il livello estremo di organizzazione giapponese: in qualunque stazione scendi, trovi subito pronto ad aspettare (dove prevista) la/le coincidenze per altre destinazioni, in modo tale da non avere tempi morti d'attesa. Questo perché gli orari dei diversi treni sono distribuiti in modo tale che, in determinate stazioni, possano coincidere nello stesso momento treni con diversa destinazione, o diverso tipo (treno espresso, treno locale o shinkansen); e, non esistendo ritardi, il meccanismo funziona perfettamente senza intoppi. Còòme Trenitalia.
Allo stesso modo avviene nella vita privata: i giappo hanno i successivi 5, 10, 20 giorni perfettamente organizzati, ogni ora è scandita in anticipo. Ho molte esperienze che lo dimostrano, ad esempio (fresca fresca) ho parlato con una persona che mi ha chiesto di incontrarci, io faccio "ok, quando vogliamo fare? Sto weekend?" ... "mmmh no non riesco, facciamo tra 13 giorni..." per poco non gli rispondevo "Ah ok e l'ora? Il minuto? Il secondo? Non me lo dici? "... Per noi, abituati ad organizzarci massimo proprio il giorno precedente per quello successivo, è una cosa assurda... ma qui è la norma.
Ovviamente un estremo porta sempre a qualche risvolto negativo. L'esperienza di Fukushima insegna: quando anche le emergenze sono gestite secondo uno schema rigido e dettagliato, l'imprevisto coglie assolutamente di sorpresa e non si sa più come reagire.
In Giappone manca la flessibilità di azione e di pensiero... e in questo siamo dei grandi maestri e nessuno ce lo nega.
Se qualcosa va oltre il programma, il giapponese va in crisi, glielo si legge negli occhi!
esempio stupido: serata fuori, fame improvvisa, zona non conosciuta, io faccio "ok proviamo uno di questi locali, un panino o un po' di riso, non c'è problema..." ma nel frattempo dall'altra parte nasce il senso di disorientamento, si ferma a pensare, apre l'agenda, apre la mappa degli autobus... 5 minuti di blackout... dunque, scocciato, mi sono imposto e, finalmente, siamo riusciti a mangiare.
Ma ne avrei tante da raccontare... se succede una cosa del genere non seguono più il discorso, il tuo diventa un monologo finché lui/lei non trova la soluzione al "problema", gli torna il sorriso e procede come se niente fosse. In Italia invece continui a parlare pure se stai morendo di fame, non sai dove andare, ma parli parli...
Per privacy non posso mettere le foto dei giappo in piena crisi da "disorganizzazione", quindi posto foto random scattate durante i miei tragitti in bicicletta... accontentatevi:
Lo si nota subito soprattutto se si usano i trasporti (bus-treno...), il concetto di ritardo non esiste.
Prendendo ad esempio il trasporto ferroviario (sviluppatissimo in tutto il paese, con linee locali, intercity e alta velocità efficientissime), si riesce a cogliere il livello estremo di organizzazione giapponese: in qualunque stazione scendi, trovi subito pronto ad aspettare (dove prevista) la/le coincidenze per altre destinazioni, in modo tale da non avere tempi morti d'attesa. Questo perché gli orari dei diversi treni sono distribuiti in modo tale che, in determinate stazioni, possano coincidere nello stesso momento treni con diversa destinazione, o diverso tipo (treno espresso, treno locale o shinkansen); e, non esistendo ritardi, il meccanismo funziona perfettamente senza intoppi. Còòme Trenitalia.
Allo stesso modo avviene nella vita privata: i giappo hanno i successivi 5, 10, 20 giorni perfettamente organizzati, ogni ora è scandita in anticipo. Ho molte esperienze che lo dimostrano, ad esempio (fresca fresca) ho parlato con una persona che mi ha chiesto di incontrarci, io faccio "ok, quando vogliamo fare? Sto weekend?" ... "mmmh no non riesco, facciamo tra 13 giorni..." per poco non gli rispondevo "Ah ok e l'ora? Il minuto? Il secondo? Non me lo dici? "... Per noi, abituati ad organizzarci massimo proprio il giorno precedente per quello successivo, è una cosa assurda... ma qui è la norma.
Ovviamente un estremo porta sempre a qualche risvolto negativo. L'esperienza di Fukushima insegna: quando anche le emergenze sono gestite secondo uno schema rigido e dettagliato, l'imprevisto coglie assolutamente di sorpresa e non si sa più come reagire.
In Giappone manca la flessibilità di azione e di pensiero... e in questo siamo dei grandi maestri e nessuno ce lo nega.
Se qualcosa va oltre il programma, il giapponese va in crisi, glielo si legge negli occhi!
esempio stupido: serata fuori, fame improvvisa, zona non conosciuta, io faccio "ok proviamo uno di questi locali, un panino o un po' di riso, non c'è problema..." ma nel frattempo dall'altra parte nasce il senso di disorientamento, si ferma a pensare, apre l'agenda, apre la mappa degli autobus... 5 minuti di blackout... dunque, scocciato, mi sono imposto e, finalmente, siamo riusciti a mangiare.
Ma ne avrei tante da raccontare... se succede una cosa del genere non seguono più il discorso, il tuo diventa un monologo finché lui/lei non trova la soluzione al "problema", gli torna il sorriso e procede come se niente fosse. In Italia invece continui a parlare pure se stai morendo di fame, non sai dove andare, ma parli parli...
Per privacy non posso mettere le foto dei giappo in piena crisi da "disorganizzazione", quindi posto foto random scattate durante i miei tragitti in bicicletta... accontentatevi:
| Della serie doppia anima del Giappone. Vecchio e nuovo |
| Nijo Castle di notte |
sabato 26 ottobre 2013
4 Settimane Dopo
Un resoconto delle prime 4 settimane kyotesi... le cose più strane e quelle che più mi hanno colpito?
- La prima cosa che colpisce è ovviamente la pulizia, l'ordine e l'organizzazione delle strade giapponesi, dei quartieri, delle strutture in generale (stazioni, poste, uffici in generale...), le auto che brillano (ognuna ha il proprio box auto o parcheggio custodito), non esistono auto parcheggiate a più non posso affianco e sui marciapiedi come in Italia... Ma vedendo le mie varie foro, tutto ciò si nota immediatamente.
| La pulizia di una normale stazione giapponese |
- Gli odori sono un'altra cosa che noti subito, molto diversi dai nostri: odore di cibo ovunque, i banchetti o i ristorantini sono davvero ovunque... non sono forti, ma comunque decisi, tutto ha una "base" di salsa di soia, fumi di cottura di pesce, carne... nessun odore di cipolla in giro, per fortuna, o di aglio! Poi ancora, l'odore del tatami (il pavimento in paglia di riso), molto intenso e piacevolissimo, l'odore di ginger (che mettono ovunque), l'odore fortissimo di cedro dei saponi e dei detersivi, e il profumo della vegetazione che si avverte anche in pieno centro e lontano dai boschi, perché si trovano davvero in qualunque strada o stradina alberi o fiori.
- I giapponesi: sarà che sono a Kyoto, e si dice che la popolazione del Kansai sia più aperta e simpatica rispetto ai Tokyesi, ma posso davvero dire di aver incontrato solo gente disponibile e gentile: ti accompagnano direttamente in un luogo se ti perdi o non lo trovi, a volte ti salutano per strada anche se non li conosci (i vecchietti soprattutto), cercano di rispondere e soddisfare qualunque richiesta. Se entri in stretto contatto, noti subito la loro curiosità e voglia di aprirsi alle nuove cose ed esperienze, domandano, chiedono i particolari, come dei bambini. Quando si sfilano il vestito di formalità (che usano nei rapporti di lavoro o se non ti conoscono), diventano diretti e quasi ingenui, ti domandano cose che per un italiano potrebbero risultare "fuori luogo" o che non faremmo mai per pudore o perché "chissà che può pensare chi mi ascolta". Infine, sono molto diretti, non girano attorno ad un discorso, ma se vogliono una cosa te la dicono subito, magari con un po' di imbarazzo, ma te la dicono. Se gli/le stai simpatico lo capisci subito, sennò non ti considerano proprio. Se gli/le piaci, non si fanno tanti problemi, lo si capisce subito e ti chiedono un contatto o comunque agiscono.
- I vecchietti: sono ovunque, un sacco, anche "super" vecchietti, tutti un po' curvi o, al contrario, pimpanti in bicicletta.
- I conbini (market aperti 24/24), anche loro sono ovunque e ti salvano il sederino in qualunque ora della giornata: si trova tutto l'occorrente per sopravvivere (cibi pronti, snack, bevande, caffè, latte, saponi e accessori simili, riviste, prese elettriche, quaderni...)
- La passione dei maschi per le tette e per i pachinko. Ogni edicola o conbini ha in primo piano riviste con donnine molto formose (cosa rarissima da trovare per strada) e relativi uomini che sfogliano interessati. Le strade invece sono piene di pachinko (tipo le sale slot di cui Milano è piena, ma illuminatissime e piene di uomini/ragazzi che fumano e giocano a queste specie di flipper/slot machine), edifici pieni di luci e lucine e cartelloni con personaggi degli anime o donne formose sorridenti, ognuno con mega parcheggio e omino all'uscita che indirizza, con manganellino luminoso, il traffico in entrata/uscita.
- La maniacale passione per l'Italia o per la Francia: numerosissimi i locali e ristoranti italiani/francesi e negozietti di oggettistica con nomi francesi o italiani, anche se molte volte sono un po' confusi: non è raro vedere locali di cucina italiana con nomi francesi e viceversa (Osteria Italiana L'etoile de Mar...). Quando dico ad un giapponese di essere italiano, fa l'espressione "nooo ma davvero???", e partono le domande... (le ragazze italiane sono venerate dai giappo).
![]() |
| Panzerotti pomodoro e mozzarella + caffè (acqua sporca). ;) |
- La mia autostima sale sempre più in alto. Sarà che i giapponesi non siano proprio bellissimi e altissimi, ma ogni volta che cammino per le strade vengo sistematicamente fissato e squadrato da molte ragazze e donne (anche molto belle), che poi timidamente abbassano lo sguardo quando le noto. Che dire, ragazzi italiani, fateci un giro ogni tanto ;)
| Non avrò beccato il gruppo giusto (ragazzine più che ragazze o donne), ma le giapponesi sono davvero belle. |
- Ogni cosa è un cartone: cartelli pubblicitari, indicazioni, informazioni per strada e sui mezzi, con omini con le tipiche facce ed espressioni da manga.
Ma ci sarebbe troppo da scrivere... questo è quello che mi viene subito in mente. Magari aggiungerò altro nella seconda puntata, più in avanti ;)
giovedì 3 ottobre 2013
I giapponesi amano ringraziarti
Credo sia una mania, o forse un amore passionale, ma se un giapponese (con cui stai avendo un discorso o un qualsiasi rapporto commerciale) non ti ringrazia almeno 7-8 volte nell'arco del vostro incontro, con annessi inchini anche solo accennati, non è soddisfatto. Ovviamente parlo da inesperto ancora, e sempre con "affetto" verso di loro, ma è molto divertente vederli in queste scene.
Il primo impatto l'ho avuto col controllore del treno (Kansai Airport - Kyoto), entrando nella mia carrozza ha improvvisato un monologo di 10-20 secondi di ringraziamenti, inchino, poi quasi dispiaciuto e costernato ha chiesto a ciascuno dei presenti il biglietto, ringraziandoci per ciò. Dopodichè, ogni qualvolta rientrava e riusciva dalla carrozza esibiva un inchino generale, farfugliando qualcosa.
Ma il "peggio" avviene ogni volta che entro in un qualsiasi negozio, e questo succede tante volte nell'arco di una giornata: arigatou gozaimashite quando entro, quando esibisco gli acquisti, quando pago e quando esco... e io ringrazio a mia volta, o almeno saluto, o dico qualcosa, mi dispiace farli parlare a vuoto, so' fatto così!
E non nascondo di sentirmi un po' a disagio... vabè, significa che dovrò imparare la perfetta tecnica degli inchini ;)
Che dire... commercianti italiani, imparate da loro... ma non troppo!
Per finire, pubblico un po' di foto scattate oggi in giro, tra strade e stradine del mio quartiere... spero apprezziate :)
| L'alba dal balcone di casa mia |
| Sakura Nomiyajinja (tempio) |
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